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I nostri valori non si quotano in Borsa

I valori della solidarietà, dell’aiuto reciproco che anche le comunità più povere riescono ad esprimere non creano ricchezza e valore monetario.

Permettetemi una riflessione su questa espressione di Papa Francesco,pronunciata nel suo recente viaggio in Africa. Una affermazione che, letta nel contesto in cui è stata ascoltata, ha il senso di una provocazione: i valori della solidarietà, dell’aiuto reciproco che anche le comunità più povere riescono ad esprimere non creano ricchezza e valore monetario.
Ma se allarghiamo il pensiero, è evidente che se “i valori non creano valore” (anche monetario) la strada per l’affermarsi di rinnovati modelli di business equilibrati, antropologici e duraturi nel tempo diventa assai ardua.
Ma fortunatamente le evidenze che abbiamo di fronte dimostrano tutt’altro.

La Corporate Social Responsibility è ormai un “must” in tutte le aziende quotate, grazie alla pressione di molti stakeholder e alla sensibilità di alcuni manager (ancora troppo pochi);

Gli Investor Relator stanno combattendo per integrare la sostenibilità all’interno delle equity story e dei piani industriali, per dimostrare che la CSR non è un silos separato dal core business aziendale ma bensì strettamente integrato; Il recente studio di Morgan Stanley ci conferma che i Fondi che investono in aziende sostenibili registrano performance superiori alla media con regolarità e su più orizzonti temporali.

Un investitore “saggio” dovrà sempre più prendere in considerazione i valori e la mission della azienda in cui investe; proprio per ottenere rendimenti superiori dovrà cercare aziende con modelli che non premiano eccezionali performance di breve periodo a discapito della resa nel medio periodo. La regola sarà quella di individuare sistemi valoriali e obiettivi di fare impresa che premino sempre la sostenibilità del business model. 
Ecco diventare inderogabili integrità, genuinità, human factor, solidarietà, rispetto per l’ambiente e etica che saranno così i pilastri portanti, le stelle polari di una nuova generazione di investitori che troverà non solo investimenti remunerativi ma anche un allineamento dei propri valori personali con quelli dell’azienda in cui decide di investire. 
La chiave dello snodo è nel significato della parola “sostenibilità”, in particolare sostenibilità dei risultati nel medio e lungo periodo, perché l’ottica di il breve potrà sempre lasciare spazio a manovre speculative, a mosse opportunistiche, alla trasgressione dei valori al limite della liceità. 
Solo una forte affermazione della diretta correlazione tra i “valori” aziendali e la creazione di un valore positivo monetario e non solo, potrà permettere la diffusione di nuovi modelli di impresa.
Acquisiranno senso e contenuto quegli esercizi che per decenni sono stati accusati di essere vacui e inutili. L’identificazione della mission e della visione di impresa, la ricerca e l’emersione dei valori portanti della comunità aziendale coerenti con sua la storia e con i suoi comportamenti. I processi di condivisione interna e la diffusione e comunicazione all’esterno diventeranno funzioni chiave nel processo di crescita e sviluppo dell’azienda.
Una creazione di valore monetario però in una concezione totalmente opposta rispetto a quella del capitalismo a cui siamo abituati, non come fine ultimo ma come strumento; dicendola sempre con Papa Francesco, quella che stiamo vivendo "è una crisi etica e antropologica; seguire l’idolo del profitto al di sopra della persona umana è stata norma di funzionamento e criterio di organizzazione. Ma sopra il denaro, sopra il mercato c’è l’Uomo."